Tecniche di neuroimaging
Ottenere immagini del corpo umano, che descrivono struttura e funzioni dell'organismo, è un obiettivo estremamente importante per la medicina, soprattutto per le possibili implicazioni di diagnosi e cura delle malattie.
La prima tecnica di imaging, la tecnica radiografica, risale alla fine del 1800, quando il fisico tedesco Roentgen scoprì i raggi X e fu immediatamente intuita la possibilità di usare tali raggi per ottenere immagini del corpo umano (le radiografie). Da allora, sono state sviluppate differenti tecniche di imaging sempre più sofisticate, che permettono di studiare l’anatomia e i diversi processi biochimici e fisiologici alla base del funzionamento del corpo umano e che permettono di evidenziare alterazioni anatomiche e funzionali indotte dalle malattie.
Un grande passo avanti nella diagnostica per immagini è stato rappresentato negli anni ’70 dall’introduzione delle tecniche tomografiche. Queste, a differenza delle normali proiezioni radiografiche, forniscono immagini di sezioni dell’organismo umano e permettono quindi di ricostruire tridimensionalmente e visualizzare in modo puntuale organi e apparati, con l'ausilio della enorme potenza di calcolo dei moderni computer.
La Tomografia Computerizzata (TC), la Risonanza Magnetica (RM) e la Tomografia ad Emissione di Fotone Singolo (SPECT) e di Positroni (PET) impiegano appunto tale tecnica di ricostruzione tridimensionale per visualizzare la struttura o la funzione dell'intero corpo o di un suo singolo organo e svolgono un ruolo cruciale nella produzione di neuroimmagini.
In questa sezione del Portale viene sintetizzata una schematica storia delle tecniche di imaging, vengono descritti i principi fisici, gli strumenti, la procedura di esame delle più moderne tecniche con applicazioni in ambito neurologico. Viene anche descritta l'utilità delle tecniche di neuroimaging nella diagnosi di malattia di Alzheimer.