Malattia di Alzheimer
Con il termine di demenza si indica una sindrome clinica caratterizzata dalla perdita di più funzioni cognitive, tra le quali invariabilmente la memoria, di entità tale da interferire con le usuali attività quotidiane, sociali e lavorative del paziente. Oltre ai sintomi cognitivi sono presenti disturbi non cognitivi, che riguardano la sfera della personalità, e il comportamento.
La demenza di Alzheimer, la forma più frequente di demenza e descritta per la prima volta nel 1907 dal medico tedesco Alois Alzheimer e dal medico italiano Gaetano Perusini, è una malattia degenerativa del cervello. Oggi nessuno sa ancora esattamente che cosa causa la malattia di Alzheimer, ma sono stati fatti passi importanti nella conoscenza dei principali fattori che contribuiscono al suo esordio. Le alterazioni che si riscontrano nel cervello sono costituite da proteine anormali che si depositano dentro e fuori le cellule nervose (neuroni), provocandone la degenerazione e poi la morte e quindi determinando il malfunzionamento del cervello. I neuroni non sono più in grado di trasmettere e ricevere gli impulsi nervosi, non possono più essere modulati dai neurotrasmettitori che sono le sostanze chimiche che regolano il funzionamento del cervello: da qui nascono i sintomi caratteristici della malattia, come perdita della memoria, difficoltà di linguaggio, confusione, cambiamenti di umore e disorientamento spazio-temporale. Come conseguenza di tali alterazioni, l'individuo colpito dalla malattia si viene a trovare nell'incapacità di svolgere le comuni attività quotidiane, con una grave riduzione dell'autonomia personale.
La demenza di Alzheimer è in continuo aumento in tutto il mondo, probabilmente a causa del progressivo invecchiamento delle popolazioni. Per tale motivo rappresenta una delle più importanti condizioni cliniche che i sistemi sanitari si trovano e si troveranno ad affrontare nei prossimi anni.
La malattia, oltre che progressiva, è irreversibile; sono recentemente comparse le prime terapie efficaci in termini di rallentamento della progressione ma, sino ad ora, non vi sono terapie in grado di bloccare la malattia o ancor più, di farla regredire fino a guarigione completa; il paziente perde pertanto lentamente e progressivamente le capacità cognitive e le capacità di autogestirsi, e di interagire e adeguarsi al mondo circostante.
La demenza di Alzheimer colpisce senza distinzioni di nazionalità, di razza, di gruppo etnico o di livello sociale; interessa uomini o donne indifferentemente, anche se é più frequente in queste ultime (pur tenendo conto che le donne vivono più a lungo). In generale la malattia si presenta dopo i 70 anni, ma ci sono casi più rari di insorgenza prima dei 60 anni; è progressivamente più frequente con l’aumentare dell’età, tanto che la prevalenza della malattia può arrivare fino al 30% dopo gli 80 anni. In Italia le persone malate di Alzheimer sono circa 500.000 (4.000.000 negli Stati Uniti) e si presume che raddoppieranno per l'anno 2030. Non si conosce una causa unica della malattia; tuttavia, gli ultimi studi propendono per un’origine multifattoriale: vale a dire che viene riconosciuta una concomitanza di cause (genetiche, traumatiche, infettive, tossiche, infiammatorie).
Sintomi
I primissimi sintomi della malattia potrebbero essere confusi con i normali segni dell’invecchiamento, come, per esempio, la smemoratezza: dimenticare un impegno importante, non ricordare più dove vanno posti gli oggetti in casa, dimenticare eventi accaduti di recente o della vita quotidiana. Da un certo punto in poi, il paziente, tipicamente, comincia a compiere errori banali ed inspiegabili, perde la strada tornando a casa, rivolge la parola a persone che non conosce, si mostra in imbarazzo di fronte ad attività comuni e quotidiane che non riesce più a gestire.
In un quadro conclamato della malattia di Alzheimer i segni e sintomi più frequenti e più caratteristici sono:
- perdita della memoria in forma progressiva e pervasiva;
- incapacità di controllare le risposte emotive;
- confusione e disorientamento spazio-temporale;
- frequente ripetizione delle stesse domande;
- incapacità di ritrovare le proprie cose, lasciate inavvertitamente in luoghi anche usuali;
- agitazione, inquietudine e nervosismo;
- motricità afinalistica, che è stata chiamata vagabondaggio;
- perdita dell’orientamento anche nelle vicinanze della propria casa;
- mancato riconoscimento dei familiari: moglie o marito, figli, nipoti;
- stanchezza, distacco, tristezza o depressione;
- segni di tensione eccessiva, di marcata irritabilità o di aggressività.
Questi sintomi non sono sufficienti per formulare la diagnosi di malattia di Alzheimer, in quanto possono essere presenti anche in altre malattie neurologiche con demenza. Ciononostante, la loro presenza può indirizzare una diagnosi di "probabilità".